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25 gennaio 2018

WONDER (film): io scelgo la gentilezza!



Ci sono momenti, emozioni, situazioni della vita, anche piccole e semplici, che mi piace condividere con chi penso possa avere il mio stesso sentire… quindi anche con voi!

Sembrerà cosa banale, ma vi voglio raccontare di un film che ho visto qualche giorno fa. Sono andata al cinema con Patrizio per caso, come spesso capita senza grandi programmazioni, non sapendo neppure quali erano le ultime uscite, ma mi è bastato vedere il cartellone con Julia Roberts per scegliere. La adoro e, forse, andrei a vedere un suo film anche se stesse muta o facesse la comparsa perché, anche in quel caso, la sola sua presenza darebbe una svolta epocale al film… (perdonate l’abnegazione assoluta).

Il film in questione è “Wonder”. Ne avevo sentito parlare molto e sinceramente nella circostanza non avevo nessuna intenzione di trascorrere due ore di angoscia e lacrime, ma, poi, Julia mi ha fatto capitolare costringendo Patri ad una scelta non proprio condivisa.

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di R.J. Palacio del 2012, libro rimasto nella classifica dei bestsellers del New York Times per ben 55 settimane.

Il protagonista è August, per gli amici Auggie, un bambino di 10 anni nato con una gravissima malformazione cranio facciale che lo ha costretto ha subire 27 operazioni e che lo ha fatto vivere isolato dagli altri, ma circondato da una famiglia meravigliosa fino al momento in cui sono proprio i genitori, in particolar modo la madre, a decidere di mandarlo a scuola.

Auggie affronta così per la prima volta gli altri, lui che ha sempre vissuto nascondendosi in un mondo di fantasia e genialità.

Non voglio raccontarvi la storia, voglio solo dirvi che sarà impossibile per ognuna di voi non riconoscersi o riconoscere qualcuno che si è conosciuto fra i personaggi del film, o rivivere situazione vissute: è questa, a mio parere, una delle piccole grandi sorprese di “Wonder”.

Una narrazione semplice, lineare che non ha nessuna pretesa particolare se non quella di descrivere il mondo meraviglioso della diversità. La diversità che considero la bellezza che la natura ci ha regalato, diversità che non sempre è bella da vedere, ma sicuramente appagante se abbiamo voglia di conoscerla.

E la diversità non è solo quella dovuta a terribili malattie e che sfigura l’aspetto, è soprattutto quella che è in ognuno di noi, un mondo da scoprire e con cui è essenziale confrontarsi per diventare uomini e donne. Auggie non lo si ama perché è malato, lo si ama perché si fa amare, perché è geniale, buffo, strambo, simpatico, l’amico con cui mangiare una pizza o vedere un film, il bambino che vorremmo invitare a casa per giocare con nostro figlio.

Un bambino a cui ho invidiato la consapevolezza di sé stesso e la capacità di confrontarsi con gli altri nella sofferenza e nell’umiliazione, così come nella gioia e nelle soddisfazioni.
Non fatevi suggestionare da chi vi dice che è un film in cui si piange, perché è vero che forse scenderanno le lacrime, ma lo farete con il sorriso in volto e vi assicuro che all’uscita dal cinema ricorderete soprattutto i tantissimi sguardi che, in questo film, fanno la differenza, e soprattutto quelli di Julia Roberts: sono così intensi, diretti, veri nella loro immediatezza che non potranno lasciarvi indifferenti.

L’unico mio rammarico è di non esserci andata con le bimbe, ma le porterò, non posso non farlo. In fondo, chi di noi non avrebbe voluto nella sua vita avere un casco da astronauta? Ma solo se andrete a vedere il film potrete capire il perché e solo così questa frase di Jan Maclaren vi toccherà nel profondo. “Sii gentile, perché chiunque incontri sta combattendo una dura battaglia”.

Fatemi sapere, ragazze, se lo avete visto e cosa ne pensate!

xoxo

Photography: Elena Tee

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